Lei era forte! Tremendamente forte, aveva la forza di un uragano; era una guerriera, proprio il contrario di me.
Vedevo nei suoi occhi la voglia di combattere la malattia, di lottare per sopravvivere, vedevo il coraggio sconfiggere la paura; nulla poteva fermarla, né la nausea, né la fragilità, né la perdita dei capelli, né la sofferenza negli occhi dei suoi cari.
Lei combatteva ogni giorno la dura battaglia con il sorriso sul volto, un volto pallido, stanco, smagrito, ma sempre e comunque bello, anzi fantastico.
Trovava il coraggio nei suoi cari, in me, nei suoi amici e, pur sapendo che sarebbe stata una lotta lunga e difficile, lei a testa alta tirava fuori gli artigli e proprio come un uragano stravolgeva tutto con quella sua potenza, quella voglia di sopravvivere, salvarsi la pelle e ridere. Lei aveva l'amore negli occhi e la sicurezza che quell'uragano che aveva dentro di sé avrebbe annientato la malattia.
Lei oggi sorride e ce l'ha fatta! Ha vinto! E io sarò sempre fiera di lei, perché lei è mia, è la mia guerriera.
PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA' Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
venerdì 6 giugno 2014
sabato 24 maggio 2014
Compagno di scuola
Per molti della mia generazione "Compagno di scuola", tratta dall'album "Lilly" di Antonello Venditti e pubblicata nel 1975, è stata una delle canzoni di riferimento. C'era chi pensava con disprezzo al "compagno di scuola" evocato nella canzone, cui, tanti giuravano, mai avrebbero assomigliato. Sbagliavano, come spesso succede.
E molti di noi, attualmente, conoscono perfettamente quelli che davvero non sono diventati "compagni di scuola" e quelli che lo sono diventati ma non lo riconoscono e disprezzano gli altri, identici a loro.
Davanti alla scuola tanta gente
otto e venti, prima campana
"e spegni quella sigaretta"
e migliaia di gambe e di occhiali
di corsa sulle scale.
Le otto e mezza, tutti in piedi
il presidente, la croce e il professore
che ti legge sempre la stessa storia
nello stesso modo, sullo stesso libro, con le stesse parole
da quarant'anni di onesta professione.
Ma le domande non hanno mai avuto
una risposta chiara.
E
al punto che ancora oggi io non so
se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito
un servo di
partito.
Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene
perché, ditemi, chi non si è mai innamorato
di quella del primo banco,
la più carina, la più cretina,
cretino tu, che rideva sempre
proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,
gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto
sotto il banco.
Mezzogiorno, tutto scompare,
"avanti! tutti al bar".
Dove Nietzsche e Marx si davano la mano
e parlavano insieme dell'ultima festa
e del vestito nuovo, buono, fatto apposta
e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)
e le assemblee, i cineforum, i dibattiti
mai concessi allora
e le fughe vigliacche davanti al cancello
e le botte nel cortile e nel corridoio,
primi vagiti di un '68
ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare!
E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te...
"Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”
(Antonello Venditti: "Compagno di scuola" - 1975)
Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene
perché, ditemi, chi non si è mai innamorato
di quella del primo banco,
la più carina, la più cretina,
cretino tu, che rideva sempre
proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,
gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto
sotto il banco.
Mezzogiorno, tutto scompare,
"avanti! tutti al bar".
Dove Nietzsche e Marx si davano la mano
e parlavano insieme dell'ultima festa
e del vestito nuovo, buono, fatto apposta
e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)
e le assemblee, i cineforum, i dibattiti
mai concessi allora
e le fughe vigliacche davanti al cancello
e le botte nel cortile e nel corridoio,
primi vagiti di un '68
ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare!
E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te...
"Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”
(Antonello Venditti: "Compagno di scuola" - 1975)
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mercoledì 21 maggio 2014
"Una lezione alla scuola di Barbiana"
"Lezione
ad un gruppo di ragazze della scuola media di Borgo S. Lorenzo salite a
Barbiana nel Carnevale 1965
DON
LORENZO
Ho
sentito dire dall'Adele (nota: Adele, insegnante di lettere nella classe delle
ragazze di Borgo S. Lorenzo e che nelle ore libere aiutava alla scuola di
Barbiana) che voi vorreste in settimana ballonzolare a scuola. Un fatto simile
mi ha talmente incuriosito che ho voluto seriamente discuterne insieme a voi,
perchè o nel ballo c'è qualcosa di abbastanza utile alle bambine da poterlo
fare nei luoghi sacri o è inutile, allora a scuola non si può fare.
La
scuola è quel luogo dove si insegnano cose utili, quelle cose che il mondo non
insegna, sennò non va bene.
Sicchè
anche se il ballo è soltanto una cosa inutile, farlo a scuola è una cosa
assolutamente indecente. Se il preside vi permette queste cose forse vede nel
ballo qualcosa di utile, perchè una delle tre : o è utile, o è inutile, o è
dannoso.
Se
è inutile è immorale, se è dannoso è immorale e se è utile tocca a qualcuno
dimostrarmelo.
Io
son disposto ad ascoltare una documentazione seria e a cambiare idea da qui a
un'ora, ma spero piuttosto che la cambierete voi! Io non sono in partenza
deciso ad arrivare in fondo con la mia idea, a me interessa sapere qualcosa. Io
sono un povero prete di montagna, queste cose non le so. Imparare fa sempre
bene. [...]"
UNA
RAGAZZINA
Ma
se nel fare una cosa inutile non si fa male a nessuno, questo non è mica
immorale?
DON
LORENZO
[...]
Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se
un'azione è inutile, è buttar via un bel dono di Dio. E' un peccato gravissimo,
io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare una cosa orribile perchè il tempo è
poco, quando è passato non torna.
A
me manca sempre e non so come a voi vi avanzi per buttarlo via. E vedo che
anche ai miei ragazzi manca sempre. Noi facciamo scuola dalla mattina alla
sera, lo sapete, compreso la domenica e l'estate e a ognuno di loro manca il
tempo per leggere un libro; eppure avrebbero bisogno di leggere. Sicché non
raccontiamo storie: alle persone normali il tempo manca, a quelle anormali
invece avanza.
Se
vi avanza il tempo siete anormali cari! Perché le persone normali che conosco
io, sono alla disperata ricerca di un po' di tempo. Prendono un caffè la sera
per stare svegli un'ora di più, si disperano perché non riescono a fare tutto
quello che vorrebbero fare: leggere tutto quello che vorrebbero leggere, fare
tutto il bene che vorrebbero fare, vedere certi importanti film che sarebbe il
caso di vedere, compiere i doveri di tutti i giorni, campare la famiglia se uno
ha da camparla, fare tutti gli studi di scuola se uno va a scuola. Insomma
tutte le persone normali sono alla disperata ricerca di un po' di tempo di
avanzo.
Le
persone anormali invece hanno del tempo di avanzo e tentano di buttarlo via.
[...]"
Il
brano citato è tratto da "Una lezione alla scuola di Barbiana" (Don
Lorenzo Milani: "Una lezione alla scuola di Barbiana", a cura di
Michele Gesualdi, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2004, pgg.11-12,13).
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Cose utili e inutili
Io
ripartirei da qui. Dall'affermazione di Don Lorenzo Milani "La scuola è
quel luogo dove si insegnano cose utili, quelle cose che il mondo non insegna,
sennò non va bene." riportata in "Una lezione alla scuola di
Barbiana" (Don Lorenzo Milani: "Una lezione alla scuola di
Barbiana", a cura di Michele Gesualdi, Libreria Editrice Fiorentina,
Firenze, 2004, pg.11).
E'
indubbio che quelle che quarant'anni fa Don Milani riteneva "cose
inutili" attualmente possano essere considerate utilissime, o viceversa.
In
generale, riprendendo la citazione del priore di Barbiana, devono considerarsi
cose utili "quelle cose che il mondo non insegna".
Attualmente
sono tantissime le cose che il mondo non insegna: il rispetto per sè stessi e
per gli altri, la passione, la curiosità vera, l'arte di saper aspettare, la
bellezza, il sacrificio.
A
scuola ci si può (anzi, a mio avviso si deve) dedicare al ballo, alla musica,
al teatro etc., a patto che non lo si faccia seguendo mode e fenomeni culturali
di basso profilo (che potrebbero al limite essere analizzati per la loro
capacità di attrarre le masse).
La
scuola che auspico è quella che dia a tutti la possibilità di crescere, di
scoprire sè stessi e le proprie potenzialità, di formarsi come persona nel
senso più completo del termine, imparando a non farsi schiacciare dalle mode,
dalla massa che tutto omologa e appiattisce.
(Vecchio post, già pubblicato sulla piattaforma Splinder da Critolao il 17 giugno 2008 ma oggi come allora attualissimo)
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domenica 11 maggio 2014
Svogliati, distratti, annoiati. Proprio come noi!
Svogliati, distratti, annoiati: sono solo alcuni degli aggettivi usati per definire i nostri studenti. Continuiamo a riprenderli per la loro scarsa curiosità, per il disinteresse, il disamore verso la scuola.
E, spesso, non ci si rende conto che il disinteresse, il disamore, la noia, gliel'abbiamo trasmessa, gliela trasmettiamo noi adulti, quotidianamente.
Quanto amore c'è, quanta attenzione usiamo nella relazione con i più giovani? Ci lamentiamo di loro e non ci accorgiamo che essi potrebbero fare (e, a ragione, fanno) lo stesso con noi.
Non ci si può appassionare a nulla, non ci si può innamorare di nulla se non ci è stato insegnato l'amore per le attività che quotidianamente svolgiamo, l'amore per l'altro che quotidianamente incontriamo.
L'indifferenza insegna l'indifferenza. Un adulto disinnamorato di ciò che fa non potrà che avere di fronte un giovane disinnamorato di ciò che fa.
Dipende da noi adulti: genitori, docenti, educatori hanno una grossa responsabilità. Il futuro da trasmettere alle nuove generazioni è nelle mani degli educatori, di ciascun educatore.
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venerdì 9 maggio 2014
Post d'autore (Giulia Castelli)
Da oggi Sala Docenti vanta tra i suoi redattori una giovane scrittrice, Giulia Castelli, che ha già pubblicato due romanzi. Per ora Giulia non ha ancora comunicato il suo nickname.
Nel darle il benvenuto a nome di tutta la redazione, ne approfitto per pubblicare le copertine dei sue due romanzi.
mercoledì 7 maggio 2014
Ipazia
Non poteva che chiamarsi Ipazia la nostra nuova collaboratrice!
Sala Docenti si aggiorna, aprendosi a nuove collaborazioni e rinnovando la sua redazione.
Benvenuta, Ipazia!
sabato 3 maggio 2014
Docenti 2.0
"A cosa serve?" si chiedono molti studenti, sempre più demotivati, a proposito della scuola.
Ma se è vero, come è vero e come afferma Andrea Bajani nell'articolo e nel saggio "La scuola non serve a niente"(vedi link:
http://www.repubblica.it/cultura/2014/05/03/news/ilibra_laterza_repubblica_bajani-85069992/?ref=fbpr ), che l'idea di scuola deve uscire da una logica utilitaristica tipica del modello capitalistico, è altrettanto vero che il modo di fare e di intendere la scuola, legato all'origine della rivoluzione industriale e all'idea di azienda in cui tutti sono inquadrati all'interno di una struttura rigida come può essere quello di un'azienda della società pre-informatizzata, non è più adeguato alla società digitalizzata e globalizzata 2.0 qual è quella in cui, che ci piaccia o no, viviamo.
La scuola, il cui compito è quello di diffondere cultura sviluppando lo spirito critico di ciascuno di noi, deve perciò adeguarsi, per non morire. Questo non significa che debba piegarsi a logiche tese a renderla luogo di aggregazione e divertimento, come, ahimè, negli ultimi decenni qualcuno ha cercato di fare, ma significa che deve aggiornarsi utilizzando strumenti e tecnologie sempre più evolute che la mettano al passo coi tempi.
Questo significa anche che la classe docente deve essere pronta ad affrontare il continuo cambiamento tipico dell'attuale società in cui viviamo.
Per farlo è necessario che chi insegna o aspira a farlo esca dall'ottica che considera l'insegnante un mero impiegato o un burocrate alle prese con carte, moduli e documenti da compilare "nello stesso modo, [...], con le stesse parole, da quarant'anni di onesta professione" (Antonello Venditti: "Compagno di scuola", 1975).
L'insegnante è e deve essere considerato (anche economicamente) un professionista che accompagna lo studente nel suo processo di crescita, di sviluppo, che collabora con lui e lo aiuta a tirare fuori (educare deriva dal latino ex-ducere, "tirare fuori") tutte le sue potenzialità, in un processo di apprendimento che inizia nelle aule scolastiche e che deve durare tutta la vita. Perché accada è necessario che chi insegna lo faccia con passione, quella che serve per sentirsi coinvolto e che porta a pensare che non sia un sacrificio iscriversi e seguire corsi on-line sulla piattaforma eTwinning di INDIRE ma sia anzi un'ottima opportunità per diventare un docente 2.0.
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martedì 29 aprile 2014
Ignoranza e/o razzismo (vecchio post)
E'
turbata. E ne ha ben donde. Le hanno appena detto che il velo che indossa
crea qualche problema per l'inserimento in azienda previsto durante il periodo
di stage.
"E'
un paese di ignoranti e razzisti, questo!" si sfoga. E poi subito
aggiunge: "Non tutti, profe, non tutti!" mentre i suoi compagni le
esprimono contemporaneamente solidarietà ed indignazione.
Ne
parliamo in classe. A scuola, nella nostra scuola, non esistono distinzioni. E
a lei, dice, non era mai capitato di sentirsi così umiliata, così fuori posto.
Le
dico che a scuola sono banditi il razzismo e l'ignoranza che lo genera, ma in
giro, purtroppo, esistono ancora, non da parte di tutti, come lei ha
correttamente sottolineato, atteggiamenti di razzismo, più o meno acclamati,
che non sono altro che il frutto del pregiudizio e della non conoscenza.
L'ignoranza, appunto.
(Rielaborazione di un post già pubblicato su altra piattaforma il 19 febbraio 2010)
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Parliamo?
Adorano parlare, i miei studenti.
E non lo fanno, come affermano i colleghi più maligni, per perdere tempo ed
evitare di far lezione o un'interrogazione.
Sono pieni di dubbi e vogliono capire: il senso della vita, dell'amicizia,
dell'amore...
"Perché?" chiedono spesso, sperando che io possa dar loro la
risposta giusta.
E io, di fronte alle loro domande che io stessa mi pongo e che da sempre
l'essere umano si pone, non posso fare altro che ascoltare e lasciarli parlare.
Confrontandosi, parlando, hanno l'occasione di scoprire che l'ansia,
l'angoscia, i dubbi che ciascuno di loro prova sono gli stessi che ciascuno di
noi ha provato e prova.
Ecco perché parlarne ci fa bene.
(Già pubblicato con altro account su altro blog e su altra piattaforma il 16 marzo 2009)
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