venerdì 8 marzo 2013

Oltre le mimose...

... ci sono le violenze quotidiane spinte, in alcuni casi, fino all'omicidio; ci sono gli stereotipi e i pregiudizi che dividono le donne in buone e cattive mogli, madri; ci sono le fatiche di uscire da una mentalità gretta e meschina, ancora più arretrata rispetto a quella di oltre trenta anni fa.
Non festa, dunque, ma giornata, l'8 marzo, per riflettere contando gli anni che ancora separano da una vera parità.
Niente mimose, niente festa, niente auguri.

domenica 24 febbraio 2013

La prima volta

Ricordo perfettamente la prima volta che ho votato. Era l'8 giugno del 1980 e si votava per le elezioni regionali.
Mi recai al seggio senza aspettare che venissero anche i miei, abituati a votare solitamente nel tardo pomeriggio o in tarda serata, la domenica, poco prima della chiusura del seggio.
Non potevo aspettare: era tanta l'ansia e la responsabilità di esercitare la mia sovranità garantitami dalla Costituzione Italiana e finalmente potevo farlo.
Alle 9.00 del mattino avevo già votato.
Nel primo pomeriggio, ricordo ancora, mi recai presso il seggio elettorale dove il ragazzo con cui avevo all'epoca una relazione era stato assegnato come scrutatore. Tra le 14.00 e le 16.30, lì, nessuno degli elettori si presentò. Solo intorno alle 16.30 qualcuno cominciò a farsi vivo per usufruire del suo diritto di cittadino.
Ieri, parlando con una delle mie alunne, con piacere ho colto la stessa ansia di partecipazione che io, da sempre, ho e rivendico.
Troppo comodo lamentarsi e poi rifiutare di scegliere, anche sbagliando o anche, paradossalmente, turandosi il naso, come Montanelli, nel '76, aveva consigliato di fare.
Ce l'ha insegnato Gaber: "La libertà è partecipazione".

mercoledì 13 febbraio 2013

"Se tutti gli sfigati... gli sfigati del mondo..."


"Profe," mi dice ad un tratto uno studente "io sono uno "sfigato!".
Sollevo lo sguardo dalle mie carte e lo guardo negli occhi. E' seduto al primo banco, il suo banco fin dal primo giorno di scuola. E' uno studente di prima, attento, volenteroso, partecipe. Almeno con noi docenti.
Non mi sembra però che abbia legato molto con i compagni.
Durante la ricreazione resta spesso in classe con l'insegnante, non esce dall'aula, come fa invece la maggior parte dei suoi compagni.
E' stato proprio durante l'intervallo che, mentre eravamo rimasti in aula da soli, mi ha detto così: "Profe, sono uno sfigato!"
Gli ho chiesto perchè ritenesse di esserlo.
Ha cominciato a spiegarmi che sono i suoi compagni a definirlo così: lui continua a fare la vita di sempre, quella che conduceva alle scuole medie.
Studia, fa i compiti, esce con i suoi amici d'infanzia. Non fuma, non beve il sabato sera, non prende pasticche o cocaina, non va in discoteca.
"Capisce, profe? Sono proprio uno sfigato!".
L'insegnante di italiano che è in me vorrebbe dirgli di adoperare un registro linguistico più formale. Ma non è una situazione formale, questa.
E' il grido di aiuto di chi, mentre sta crescendo, si trova a non accontentarsi più di essere accettato dagli adulti. Ha bisogno dell'accettazione del gruppo dei pari. Di cui, tuttavia, non condivide i valori.
"Sai," gli dico "anch'io sono stata una "sfigata", anche se all'epoca non ci definivano così".
Gli dico che ne conosco e ne ho conosciuti tantissimi di sfigati come lui, che spesso preferiscono nascondersi o adeguarsi a modelli che non condividono. Ma forse sarebbe meglio che tutti gli "sfigati" del mondo si unissero e si opponessero al conformismo di chi definisce gli altri "sfigati" per non ammettere la propria fragilità, la propria debolezza, il proprio senso di inadeguatezza.
(Rielaborazione di un vecchio post pubblicato sul blog "La panchina in cima al monte" - piattaforma Splinder - il 14 novembre 2008)

mercoledì 30 gennaio 2013

Moderazione

Si può far tutto. Con moderazione. Altro che il "Vado al massimo" di trent'anni fa!
La frequentazione della rete, ma anche la vita quotidiana mi hanno insegnato che non si vive solo di utopie, belle idee liberali o libertarie, disponibilità e apertura a tutti. Purtroppo occorre guardarsi alle spalle. E non solo.
Così, nella fattispecie, per quanto mi dispiaccia, i commenti a questo blog saranno moderati.
Detesto la censura, ma ci sono momenti in cui, quando si è in presenza di chi vuole approfittare della disponibilità altrui, occorre utilizzarla.
Purtroppo è così. E ogni volta quasi mi sorprende doverne prendere atto.

venerdì 25 gennaio 2013

Sfide

Nel deserto emotivo che caratterizza il tempo in cui viviamo, una delle sfide che la scuola è chiamata ad affrontare è quella di educare tutti, giovani e meno giovani, a cogliere il valore evocativo di ogni espressione artistica, anche la più elevata.
 
 
 
"QUARTETTO PER LA FINE DEL TEMPO DI OLIVIER MESSIAEN
Ore 9,30, teatro Donizetti, piazza Cavour, dopo il saluto dell'assessore alla Cultura e Spettacolo Claudia Sartirani, introduzione dell'attrice Lucilla Giagnoni, a seguire «Quartetto per la fine del tempo», di Olivier Messiaen, con Elia Leon Mariani (Violino), Andrea Favalessa (violoncello), Stefano Cardo (clarinetto) e Pietro Cavadon (pianoforte), voce narrante Lucilla Giagnoni."
 
 



 

domenica 6 gennaio 2013

Buoni maestri

"E te lo porti dentro
quel vecchio professore
che ti ha rubato tempo
con la sua mediocrità"
(Ligabue: "Vivo morto o X", tratto da "Buon Compleanno Elvis", WEA, 1995).
Quanti cattivi docenti abbiamo incontrato sul nostro percorso! Ma forse ne abbiamo incontrati altrettanti bravi, capaci, appassionati, quelli che non fanno notizia, quelli che non finiscono solitamente sulle prime pagine dei giornali ma che ci segnano positivamente, quelli che non dimenticheremo mai.
Penso alla mia insegnante di lettere della prima media, alla mia insegnante di lettere del ginnasio, a quella di italiano e quella di storia e filosofia del liceo. Eccezionali! Una buona parte di quella che sono attualmente è merito loro. Sono cresciuta, mi sono formata grazie a loro. E non c'entra niente il fatto che fossero più o meno disponibili con i loro studenti (non lo erano affatto!). Erano un modello. Erano coerenti, pur nel loro diverso modo di essere e di insegnare.
Ho incontrato e incontro ancora oggi tanti insegnanti capaci. Penso a coloro che fanno parte di questa redazione, a quelli cui ho segnalato questo blog, a quelli con cui ho avuto la fortuna di collaborare nel corso degli anni. Buoni maestri, caparbi, determinati, appassionati, nonostante le difficoltà che quotidianamente si incontrano nella scuola.
(Già pubblicato sulla piattaforma Splinder il 15 luglio 2008 e il 1° ottobre 2008)

domenica 23 dicembre 2012

Non è il Decalogo della buona moglie, però...

In attesa di ritrovare il libro donato a mia madre in occasione del suo matrimonio, pubblico questo brano tratto da uno dei miei vecchi libri, a conferma del fatto che i concetti contenuti nel <Decalogo della buona moglie> rispecchiano il pensiero cattolico degli anni Sessanta.
<<Egli ha proprio bisogno di quelle responsabilità sociali che fanno parte della sua autentica vita d'uomo, di quelle evasioni che condizioneranno un amore più autentico.>> [...] se il ragazzo può fondare una famiglia quando vuole e se lo vuole, la cosa  é diversa per la giovane. La realizzazione del suo sogno non dipende intieramente da lei. Essa ne è consapevole, d'altra parte, e questa situazione finisce a volte per creare un clima d'angoscia e di inquietudine con conseguenti atteggiamenti errati.>>
(H. Guiochet: <<Conoscersi fra ragazzi e ragazze>>, Gribaudi Editore Torino, 1968 - Con approvazione ecclesiastica, pgg. 88, 161)

domenica 16 dicembre 2012

Angie

E' la canzone che più ho amato e che amo di più. Forse perché evoca il mio nome. E benché sia malinconica e racconti un amore finito (o forse proprio per questo) la lego ad una delle stagioni più dolci della mia esistenza, quella in cui, pur soffrendo, riempivo di sogni e speranze i miei giorni.
Ricordo il ragazzo che, guardandomi negli occhi, la strimpellava sulla sua chitarra durante una pasquetta.
Ma ricordo soprattutto chi la diffondeva dal suo radiolone in mia presenza, dando adito a sospetti, gelosie e maldicenze. Proprio lui, l'amico perso quasi trent'anni fa, perché a volte le amicizie, anche quelle più forti, finiscono e non si sa neanche perché. Ma può accadere di ritrovarsi.
Noi ci siamo ritrovati. Nel modo più banale, di questi tempi: ci siamo ritrovati su Facebook.
E ieri lui ha postato il link di "Angie" sul suo profilo.
Permettendomi di ritrovare quei momenti, le domeniche al palazzetto per seguire le partite della locale squadra di basket, le giornate sempre uguali ma sempre diverse, piene di lacrime o risate, che spesso nell'adolescenza, e non solo nell'adolescenza, si intrecciano e confondono.
 
"Angie" - Rolling Stones - (Tratto da "Goat's head soup", 1973)
  Testo della canzone (lingua originale)
Oh Angie, Oh Angie,
when will those dark clouds disappear
Angie, Angie,
where will it lead us from here
With no loving in our souls and no money in our coats
You can't say we're satisfied
But Angie, Angie, you can't say we never tried.
Angie, you're beautiful, but ain't it time we said goodbye
Angie, I still love you, remember all those nights we cried
All the dreams we held so close seemed to all go up in smoke
Let me whisper in your ear
Angie, Angie, where will it lead us from here
Oh, Angie, don't you weep, all your kisses still taste sweet
I hate that sadness in your eyes
But Angie, Angie, ain't it time we said good-bye
With no loving in our souls and no money in our coats
You can't say we're satisfied
But Angie, I still love you,
Baby, ev'rywhere I look I see your eyes
There ain't a woman that comes close to you come on baby,
dry your eyes
But Angie, Angie, ain't it good to be alive
Angie, Angie, they can't say we never trie
 Testo della canzone (traduzione italiana)
Oh Angie, oh Angie, quando scompariranno quelle nuvole scure?
Angie, Angie, dove ci condurrà il destino da qui?
Senza amore nelle nostre anime né soldi nei nostri cappotti
Non puoi dire che siamo soddisfatti
Ma Angie, Angie, non puoi dire che non ci abbiamo mai provato

Angie, sei bella, ma non fu quello il momento in cui ci dicemmo addio?
Angie, io ti amo ancora, ricorda tutte quelle notti in cui abbiamo pianto

Tutti i sogni che tenevamo così vicini sembravano svanire tutti in fumo
Lasciami sussurrare nelle tue orecchie
Angie, Angie, dove ci condurrà il destino da qui?
Oh Angie, non gemere, tutti i tuoi baci sono ancora dolci
Odio quella tristezza nei tuoi occhi
Ma Angie, Angie, non fu quello il momento in cui ci dicemmo addio?

Senza amore nelle nostre anime né soldi nei nostri cappotti
Non puoi dire che siamo soddisfatti
Ma Angie, io ti amo ancora, piccola, dovunque guardo vedo i tuoi occhi
Non esiste donna che si avvicini a te, forza, piccola, asciugati gli occhi

Ma Angie, Angie, non è un bene essere vivi?
Angie, Angie, non possono dire che non ci abbiamo mai provato
 
 (Già pubblicato da  Critolao sulla piattaforma Splinder il 30 giugno 2010)
 

domenica 2 dicembre 2012

Il mestiere di genitore

"Figli si nasce. Genitori no." E quanto più è complesso il contesto in cui i figli cresceranno, tanto più ci si dovrà applicare per fare bene il genitore. Perché ad essere genitori si impara, come accade per tutte le arti. Non è destino, non è caso, come ci si è illusi negli ultimi vent'anni.