venerdì 25 gennaio 2013

Sfide

Nel deserto emotivo che caratterizza il tempo in cui viviamo, una delle sfide che la scuola è chiamata ad affrontare è quella di educare tutti, giovani e meno giovani, a cogliere il valore evocativo di ogni espressione artistica, anche la più elevata.
 
 
 
"QUARTETTO PER LA FINE DEL TEMPO DI OLIVIER MESSIAEN
Ore 9,30, teatro Donizetti, piazza Cavour, dopo il saluto dell'assessore alla Cultura e Spettacolo Claudia Sartirani, introduzione dell'attrice Lucilla Giagnoni, a seguire «Quartetto per la fine del tempo», di Olivier Messiaen, con Elia Leon Mariani (Violino), Andrea Favalessa (violoncello), Stefano Cardo (clarinetto) e Pietro Cavadon (pianoforte), voce narrante Lucilla Giagnoni."
 
 



 

domenica 6 gennaio 2013

Buoni maestri

"E te lo porti dentro
quel vecchio professore
che ti ha rubato tempo
con la sua mediocrità"
(Ligabue: "Vivo morto o X", tratto da "Buon Compleanno Elvis", WEA, 1995).
Quanti cattivi docenti abbiamo incontrato sul nostro percorso! Ma forse ne abbiamo incontrati altrettanti bravi, capaci, appassionati, quelli che non fanno notizia, quelli che non finiscono solitamente sulle prime pagine dei giornali ma che ci segnano positivamente, quelli che non dimenticheremo mai.
Penso alla mia insegnante di lettere della prima media, alla mia insegnante di lettere del ginnasio, a quella di italiano e quella di storia e filosofia del liceo. Eccezionali! Una buona parte di quella che sono attualmente è merito loro. Sono cresciuta, mi sono formata grazie a loro. E non c'entra niente il fatto che fossero più o meno disponibili con i loro studenti (non lo erano affatto!). Erano un modello. Erano coerenti, pur nel loro diverso modo di essere e di insegnare.
Ho incontrato e incontro ancora oggi tanti insegnanti capaci. Penso a coloro che fanno parte di questa redazione, a quelli cui ho segnalato questo blog, a quelli con cui ho avuto la fortuna di collaborare nel corso degli anni. Buoni maestri, caparbi, determinati, appassionati, nonostante le difficoltà che quotidianamente si incontrano nella scuola.
(Già pubblicato sulla piattaforma Splinder il 15 luglio 2008 e il 1° ottobre 2008)

domenica 23 dicembre 2012

Non è il Decalogo della buona moglie, però...

In attesa di ritrovare il libro donato a mia madre in occasione del suo matrimonio, pubblico questo brano tratto da uno dei miei vecchi libri, a conferma del fatto che i concetti contenuti nel <Decalogo della buona moglie> rispecchiano il pensiero cattolico degli anni Sessanta.
<<Egli ha proprio bisogno di quelle responsabilità sociali che fanno parte della sua autentica vita d'uomo, di quelle evasioni che condizioneranno un amore più autentico.>> [...] se il ragazzo può fondare una famiglia quando vuole e se lo vuole, la cosa  é diversa per la giovane. La realizzazione del suo sogno non dipende intieramente da lei. Essa ne è consapevole, d'altra parte, e questa situazione finisce a volte per creare un clima d'angoscia e di inquietudine con conseguenti atteggiamenti errati.>>
(H. Guiochet: <<Conoscersi fra ragazzi e ragazze>>, Gribaudi Editore Torino, 1968 - Con approvazione ecclesiastica, pgg. 88, 161)

domenica 16 dicembre 2012

Angie

E' la canzone che più ho amato e che amo di più. Forse perché evoca il mio nome. E benché sia malinconica e racconti un amore finito (o forse proprio per questo) la lego ad una delle stagioni più dolci della mia esistenza, quella in cui, pur soffrendo, riempivo di sogni e speranze i miei giorni.
Ricordo il ragazzo che, guardandomi negli occhi, la strimpellava sulla sua chitarra durante una pasquetta.
Ma ricordo soprattutto chi la diffondeva dal suo radiolone in mia presenza, dando adito a sospetti, gelosie e maldicenze. Proprio lui, l'amico perso quasi trent'anni fa, perché a volte le amicizie, anche quelle più forti, finiscono e non si sa neanche perché. Ma può accadere di ritrovarsi.
Noi ci siamo ritrovati. Nel modo più banale, di questi tempi: ci siamo ritrovati su Facebook.
E ieri lui ha postato il link di "Angie" sul suo profilo.
Permettendomi di ritrovare quei momenti, le domeniche al palazzetto per seguire le partite della locale squadra di basket, le giornate sempre uguali ma sempre diverse, piene di lacrime o risate, che spesso nell'adolescenza, e non solo nell'adolescenza, si intrecciano e confondono.
 
"Angie" - Rolling Stones - (Tratto da "Goat's head soup", 1973)
  Testo della canzone (lingua originale)
Oh Angie, Oh Angie,
when will those dark clouds disappear
Angie, Angie,
where will it lead us from here
With no loving in our souls and no money in our coats
You can't say we're satisfied
But Angie, Angie, you can't say we never tried.
Angie, you're beautiful, but ain't it time we said goodbye
Angie, I still love you, remember all those nights we cried
All the dreams we held so close seemed to all go up in smoke
Let me whisper in your ear
Angie, Angie, where will it lead us from here
Oh, Angie, don't you weep, all your kisses still taste sweet
I hate that sadness in your eyes
But Angie, Angie, ain't it time we said good-bye
With no loving in our souls and no money in our coats
You can't say we're satisfied
But Angie, I still love you,
Baby, ev'rywhere I look I see your eyes
There ain't a woman that comes close to you come on baby,
dry your eyes
But Angie, Angie, ain't it good to be alive
Angie, Angie, they can't say we never trie
 Testo della canzone (traduzione italiana)
Oh Angie, oh Angie, quando scompariranno quelle nuvole scure?
Angie, Angie, dove ci condurrà il destino da qui?
Senza amore nelle nostre anime né soldi nei nostri cappotti
Non puoi dire che siamo soddisfatti
Ma Angie, Angie, non puoi dire che non ci abbiamo mai provato

Angie, sei bella, ma non fu quello il momento in cui ci dicemmo addio?
Angie, io ti amo ancora, ricorda tutte quelle notti in cui abbiamo pianto

Tutti i sogni che tenevamo così vicini sembravano svanire tutti in fumo
Lasciami sussurrare nelle tue orecchie
Angie, Angie, dove ci condurrà il destino da qui?
Oh Angie, non gemere, tutti i tuoi baci sono ancora dolci
Odio quella tristezza nei tuoi occhi
Ma Angie, Angie, non fu quello il momento in cui ci dicemmo addio?

Senza amore nelle nostre anime né soldi nei nostri cappotti
Non puoi dire che siamo soddisfatti
Ma Angie, io ti amo ancora, piccola, dovunque guardo vedo i tuoi occhi
Non esiste donna che si avvicini a te, forza, piccola, asciugati gli occhi

Ma Angie, Angie, non è un bene essere vivi?
Angie, Angie, non possono dire che non ci abbiamo mai provato
 
 (Già pubblicato da  Critolao sulla piattaforma Splinder il 30 giugno 2010)
 

domenica 2 dicembre 2012

Il mestiere di genitore

"Figli si nasce. Genitori no." E quanto più è complesso il contesto in cui i figli cresceranno, tanto più ci si dovrà applicare per fare bene il genitore. Perché ad essere genitori si impara, come accade per tutte le arti. Non è destino, non è caso, come ci si è illusi negli ultimi vent'anni.

mercoledì 28 novembre 2012

"Cose che non si possono raccontare"

A Taranto, come recita la mia carta d'identità, ci sono nata.
Vi ho vissuto poco, per fortuna, portata via già a due mesi in Liguria e poi tornata, durante l'adolescenza, in Puglia, sì, ma in quella Brindisi che attualmente sente come una forzatura, a ragione, l'accorpamento alla provincia di Taranto.
A Taranto, da bambina, tornavo d'estate e, da un po' di anni, a volte, solo d'inverno, un paio di giorni, in occasione delle vacanze natalizie.
Non l'ho mai amata. Mai. Ho sempre respirato a fatica la sua aria infetta, pesante, che lasciava, lo ricordo bene, un tappeto di polvere nera sul balcone della casa di mia nonna, dove sono nata e dove trascorrevo, a volte, le mie vacanze estive.
Erano gli anni '60 - '70.
Nel frattempo l'aria diventava sempre più irrespirabile. Un numero sempre maggiore di residenti (anche tra i miei parenti) si ammalava. Moriva.
Ma Taranto accettava. L'Italsider (come molti continuano a chiamare l'attuale Ilva) dava lavoro ai tarantini della città e della provincia. Di fronte al lavoro si chiudeva un occhio. Anche due. Si ricorreva all'amico sindacalista, al parroco, a chi poteva garantire un'assunzione. Il sistema clientelare si autoalimentava creando l'illusione del benessere.
Certo, molti degli attuali lavoratori Ilva sono anche capaci e sono stati assunti per merito. Ma anche no.
Se avessi la possibilità, stringerei la mano personalmente e applaudirei platealmente Patrizia Todisco, il magistrato che, finalmente, dopo cinquant'anni, ha sollevato il caso Ilva. Intanto colgo l'occasione per ringraziarla. Qui. Pubblicamente.
Forse tutto tornerà come prima. Ma intanto si è cominciato a parlare di ciò che, almeno a Taranto, tutti sanno ma nessuno ha voglia di raccontare e raccontarsi.
Perché certe cose non si possono (e/o non si vogliono) raccontare.

sabato 17 novembre 2012

"Come in amore" riveduto e aggiornato

Nel suo articolo pubblicato il 10 settembre 2011  sulle pagine fiorentine del "Corriere della Sera" dedicate a "I quaderni della Profe", la sua rubrica settimanale, Antonella Landi ha scritto: "A scuola è come in amore: bisogna essere in due a voler far funzionare il giochino.".
Altrimenti, ho aggiunto io, proprio stamani, dopo una delle più memorabili sfuriate che mi sia capitato di fare agli studenti, diventa masturbazione. Masturbazione intellettuale, ma sempre masturbazione è.

domenica 4 novembre 2012

Sogno...


 
Sogno una scuola in cui, entrando, ci si sorrida e ci si senta fieri di esserci.
Sogno una scuola in cui non si debbano, ogni volta, ricordare le regole di buona educazione.
Sogno una scuola in cui gli studenti abbiano voglia di apprendere e i docenti abbiano voglia di insegnare.
Sogno una scuola in cui ci si senta parte del tutto e in cui non si tema di comunicare, non si tema di essere equivocati esprimendo il proprio parere, in cui tutti si possa crescere rispettandosi reciprocamente.
Sogno una scuola libera da pregiudizi, secondo cui tutti i docenti sono dei fannulloni; gli studenti dei fannulloni maleducati e arroganti sostenuti da famiglie assenti o fin troppo presenti che pretendono di entrare nel merito della professionalità docente; i dirigenti amministratori tesi a garantire solo l'aumento del numero degli iscritti e pertanto pronti a schierarsi sempre e solo dalla parte degli utenti ovvero gli studenti e le loro famiglie.
La scuola che sogno è quella in cui sono, quella in cui credo, quella per cui io e molti altri, studenti, genitori, docenti e dirigenti cercano di dare il massimo nonostante le difficoltà e i pregiudizi; quella che si nutre dell'impegno comune e del rispetto reciproco; che non è perfetta ma che è animata dalla volontà di migliorarsi.
 
(Già pubblicato sulla piattaforma Splinder l'11 dicembre 2009)

Il secondo sesso

"[...] La donna è sempre stata, se non la schiava, la suddita dell'uomo; i due sessi non si sono mai divisi il mondo in parti uguali e ancora oggi, nonostante la sua condizione stia evolvendosi, la donna è grandemente handicappata. Si può dire che in nessun paese l'uomo e la donna hanno una condizione legale paritetica e spesso la differenza va a duro svantaggio della donna. Anche se astrattamente le sono riconosciuti dei diritti, una lunga abitudine impedisce che essi trovino nel costume la loro espressione concreta. [...] Oltre la forza concreta, posseggono un prestigio del quale l'educazione dell'infanzia tramanda la tradizione: il presente assorbe il passato, e nel passato la storia è stata fatta dai maschi. Nel momento in cui le donne cominciano a prender parte all'elaborarsi dei fatti umani nel mondo, si trovano davanti a un mondo che appartiene ancora agli uomini; i quali non mettono in dubbio i propri diritti, mentre le donne incominciano appena a farlo."
Tratto da: Simone de Beauvoir: "Il secondo sesso", Traduzione di Roberto Cantini e Mario Andreose, Il Saggiatore, 1994, Pgg. 18 -20. (Prima edizione in lingua originale: Gallimard, Paris, 1949)
(Già pubblicato sulla piattaforma Splinder giovedì 1 luglio 2010)